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Metropolis (1927) di Fritz Lang

Vi piace il cinema espressionista tedesco?


Metropolis (1927) di Fritz Lang, Freder (Gustav Fröhlich)

Fig. 1 Metropolis (1927) di Fritz Lang, Freder (Gustav Fröhlich).


Lo ammetto. Anch'io ero come Fantozzi. Ogni volta che il Professor Guidobaldo Maria Riccardelli (Mauro Vestri) gli domandava, con fare entusiasta, 'Le piace il cinema espressionista tedesco?', rimanevo confuso e perplesso anch'io. La cosa mi infastidiva. Sono una persona che, con molte riserve e con molti se, può essere definita più o meno colta. Eppure, il cinema espressionista tedesco proprio non lo conoscevo. Decisi, quindi, di porre rimedio a questa lacuna e di ergermi ancora di più sul trono di spade dei radical chic.

Non fu difficile gustarmi quei meravigliosi film: i più famosi sono quasi tutti disponibili su YouTube.

La mia prima preda fu M - Il mostro di Düsseldorf, un film del 1931 di Fritz Lang. Poi venne il turno di Das Cabinet des Dr. Caligari, un capolavoro assoluto del 1920 firmato Robert Wiene: impressionante in tutti i sensi, ne parlerò presto in un articolo. Poi Nosferatu il vampiro (1922, Friedrich Wilhelm Murnau) e Il dottor Mabuse (1922, Fritz Lang). E infine il nostro Metropolis.

Fantastico. Unico. Stupendo. Metastorico. Gli aggettivi si sprecano per il capolavoro del 1927 di Fritz Lang.

E' un film talmente incredibile che sto scrivendo perché sento il dovere morale di farvelo conoscere e di condividere le mie impressioni con voi.

Distopia, cuore, intelligenza artificiale, il mediatore: parole che suscitano un certo senso di mistero. In un futuro cupo e senza speranza, nella città di Metropolis, vive Freder, figlio del creatore di Metropolis Fredersen. Trascorre le sue giornate nei giardini incantati della città dei ricchi, mentre gli operai rischiano la vita in un inferno sotterraneo che è la città dei poveri. Fino a che, un giorno, davanti a Freder si presenta Maria. Ed inizia una vicenda che è la sintesi di tutte le passioni e di tutta la storia dell'umanità.

I 90 anni di età del film non lo rendono vecchio, lo rendono stupendo: la scenografia e l'orizzontalità dei temi trattati danno la sensazione di trovarsi di fronte all'incarnazione di onde spirituali potenti, riposte nei meandri più profondi dello spirito.

E' muto. Ma, spesso, è presente del testo che chiarifica la situazione e spiega il contenuto di scene perdute. Se volete vederlo, quindi, vi consiglio caldamente di accertarvi che il testo sia in una lingua che conoscete. Su YouTube, ad esempio, è presente quest'ottima versione in lingua inglese.

Ma adesso, con una certa emozione, vi voglio parlare della scena più bella, che sintetizza la storia di ogni passione umana. Potete trovare il link qui.

Freder, il protagonista e figlio del creatore della città di Metropolis, è nei giardini incantati, intento a giocare con una dama di corte. Nella scena fa irruzione Maria, seguita da molti bambini. Si nota subito che sia lei sia i bambini sono poverissimi rispetto a Freder e al mondo che li circonda. 'Guardate, questi sono i vostri fratelli e le vostre sorelle!' ripete Maria, facendo intendere ai bambini che i ricchi abitanti di Metropolis siano uguali a loro. Freder rimane attonito. Si blocca. Si porta le mani al petto. Un'epifania vera e propria. Sotto i suoi occhi sconvolti, Maria e i bambini vengono cacciati fuori dai giardini, oltre un portone grande, austero e inquitante: la porta dell'altrove. Freder, sempre più sconvolto, incede lentamente verso il portone che lo separa dal resto mondo. Chiede 'Chi era?' e si sente rispondere 'Nessuno. Solo la figlia di un operaio!'. Ma egli non ci sta. Avvolge con uno sguardo emozionato il giardino incantato. Si rende conto di non far più parte di quel mondo, che il languido torpore di corte non gli appartiene, e corre verso l'infernale sottosuolo, verso l'oblio, con in cuore la speranza di ritrovare la ragazza.

Da questa incredibile scena si dipanano tutte le vicende successive, che mi hanno tenuto col fiato sospeso fino all'ultimo secondo. E io non sono una persona facilmente impressionabile.

Vi consiglio di guardarlo e vi posso garantire una cosa: non vi abbondenerà mai più.


06/09/2017


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