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Perché ho votato per Berlusconi

I dieci minuti che cambiarono la storia italiana


Perché ho votato per Berlusconi. I dieci minuti che cambiarono la storia italiana.

Fig. 1: Marco Travaglio, uno dei protagonisti della vicenda.


Introduzione

Non volevo farlo. Non volevo proprio. Volevo votare per Pierluigi Bersani. Ma non potevo rimanere indifferente.

10 Gennaio 2013, un Giovedì sera. ’It doesn’t feel like a Thursday!’, ‘Questo non sembra un Giovedì!’. In verità, Peter Griffin diceva ‘Questo non sembra un Mercoledì!’. Ma noi siamo dilettanti, e ci accontentiamo.

I soloni della politica intonavano in coro, ormai da mesi, il requiem alla vicenda politica di Silvio Berlusconi. E quella sera, a Servizio Pubblico, c’era un ospite molto speciale: proprio lui, Silvio Berlusconi in persona. Marco Travaglio e Michele Santoro avevano affilato le armi per colpire feralmente colui che era stato oggetto direttamente e indirettamente di moltissime puntate delle loro trasmissioni. Peccato che Berlusconi avesse deciso di vendere cara la pelle e, quella sera, solo contro tutti, con la solo forza della sua capacità dialettica e del suo carisma, cambiò irrimediabilmente l’equilibrio di quella campagna elettorale.

Facciamo un passo indietro e lasciamo la retorica per lo stile asciutto e scondito della narrazione.


Il contesto politico

Il 12 Novembre del 2011 finì il Governo Berlusconi IV, travolto dallo spread e dagli scandali, e iniziò quello dei tecnici bocconiani. Un anno dopo, tra Novembre e Dicembre del 2012, Pierluigi Bersani vinse le primarie di 'Italia. Bene Comune' e diventò il candidato premier della coalizione di centro-sinistra. All’orizzonte, un Movimento 5 Stelle in forte ascesa e un Mario Monti che da tecnico aveva deciso, molto coraggiosamente, di diventare un politico. E poi la coalizione di centro-destra. Con Angelino Alfano candidato premier. O forse era Berlusconi il candidato premier? Non lo so. E non lo sapevo neanche all’epoca. E non perché io fossi stupido, semplicemente per il fatto che il centro-destra aveva, con delle arrampicate sugli specchi degne di nota, lasciato intendere entrambe le cose. Fatto sta che Berlusconi aveva preso la campagna elettorale molto sul serio. Era presente in quasi tutte le tribune politiche. Quando non poteva essere presente fisicamente, prendeva il telefono e chiamava. Una sera chiamò anche Gad Lerner, criticandone fortemente la conduzione e spingendo il buon Gad a rispondergli ‘Lei è un cafone!’


La fine si avvicina. O forse no?

Non si pensava, però, che tutto quel presenzialismo potesse cambiare qualcosa. L’aria era sempre più tinta di rosso. O, meglio, era tinta del verde e rosso del Partito Democratico. Il fatidico 10 Gennaio 2013 si avvicinava, e Berlusconi doveva affrontare la più dura delle prove mediatiche. Come avrebbe reagito davanti a Santoro e a Travaglio? E cosa avrebbe detto dopo l’implacabile omelia di Travaglio? Se ne sarebbe andato? Avrebbe sbottato? E’ doveroso ricordare ai lettori che il momento topico delle trasmissioni di Santoro e di Travaglio era quando quest’ultimo saliva in cattedra, tendenzialmente all’inizio o a metà trasmissione, leggendo a tutti un monologo con cui, con un’aria un po’ ironica e un po’ sarcastica, smontava il politico, lo scandalo, il malaffare di turno. Tenete ben presente questo modo di procedere di Marco Travaglio, sarà importante nel nostro discorso.

Si pensava che, in una trasmissione preparata apposta per annientarlo, Berlusconi avrebbe rimediato una magra figura. Si pensava che ad un certo punto sarebbe uscito dallo studio. Addirittura, qualcuno in rete si dilettava a scommettere sul minuto durante il quale Berlusconi avrebbe lasciato da solo Santoro.


Perché ho votato per Berlusconi. I dieci minuti che cambiarono la storia italiana.
Fig. 2: Michele Santoro, conduttore di Annozero e poi di Servizio Pubblico.



La trasmissione

In effetti, l’inizio della trasmissione prometteva in tal senso. Berlusconi era seduto con un contegno tale che sembrava Sauron del Signore degli Anelli se, quest’ultimo, un giorno, avesse deciso di lasciare Mordor per sedersi tra gli elfi sui verdi declivi di Gran Burrone, e chiedo scusa a Tolkien per le citazioni. Berlusconi, tuttavia, il controllo non lo stava perdendo. Prendeva appunti, scriveva. Era probabilmente una tecnica per diminuire lo stress. Continuava imperterrito a difendere le sue tesi e il suo operato, con una convinzione tale che addirittura Giulia Innocenzi, che allora aiutava Michele Santoro nella conduzione del programma, sembrava ammirata di fronte a tanta ostinatezza (a scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che questa è stata esclusivamente una mia impressione, non confermata da nessuna dichiarazione ufficiale dell’interessata). Finalmente, si giunse al momento topico, l’omelia di Marco Travaglio.

Fu veramente dura. Berlusconi sembrava alle corde. Travaglio finì di parlare e Silvio pareva inerme e sconfitto. E adesso? E adesso ci viene in aiuto la filosofia classica che, Silvio, forse involontariamente o forse no, sicuramente applicò. Come si fa a stabilire la verità di una tesi? Non possiamo. Ma non diamoci per vinti. Possiamo assumere vera una tesi, e vedere se riusciamo a metterla in contraddizione. E se ci riusciamo, in quel momento, in quel contesto, tale tesi sarà falsa. Questa è la dialettica. Nello studio di Santoro, la tesi sottesa era che Marco Travaglio, proferendo il suo discorso come un sacerdote con l’omelia, poteva dispensare pensieri sicuramente veritieri. E il pubblico ne sarebbe rimasto estasiato, perché quella era ciò che la trasmissione intendeva come la verità.


Il capolavoro dialettico

Come contraddire il ruolo di Travaglio portatore del vero? Semplicissimo. Dopo il monologo di Travaglio, Berlusconi se ne esce con ‘Scusate, ho preparato anch’io qualcosa da dire!’ Da questa frase, l’inizio del capolavoro. Berlusconi, piano piano, si avvicina allo scranno da dove poco prima aveva parlato Travaglio. Non cede al turpiloquio. Si avvicina sempre di più. Chiede più volte a Santoro il permesso di continuare. Si insinua quatto quatto sotto le mura del castello nemico ed ecco che, con gli stessi modi, la stessa gestualità e lo stesso stile di Marco Travaglio, comincia a leggere il suo monologo. Monologo durissimo. Come prima, Travaglio aveva letto tutto d'un fiato una lunghissima accusa a Berlusconi, ora, allo stesso modo, Berlusconi legge una lunga accusa contro Travaglio. Il pubblico rimane sbigottito. Travaglio, che è certamente un uomo molto intelligente, capisce che la situazione si sta capovolgendo. Santoro si rende conto di essere sotto scacco e cerca di interrompere Berlusconi, che rimane impassibile. Santoro perde il controllo. Sbotta. Berlusconi gli rinfaccia ‘se non le va bene, si alzi e se ne vada!’. Incredibile. Era Berlusconi, secondo quasi tutti, quello che ad un certo punto avrebbe perso il controllo e se ne sarebbe andato ed, invece, adesso, è Santoro che non ha più il controllo della situazione! Ad un certo punto, beffardamente, Berlusconi, rispondendo ai tentativi di interruzione di Santoro, esclama, riferendosi a Travaglio, ‘a lui lascia dire tutto!’, ricevendo l’applauso di parte del pubblico.
Poi, prova a stringere la mano a Santoro che, prontamente, rifiuta. Infine, riprende il suo posto a sedere, che nel frattempo era stato occupato da Travaglio, ma non prima di pulirlo simbolicamente con un fazzoletto bianco.


La fine di un'epoca

In quei dieci minuti crollò l’impalcatura dialettica della trasmissione di Santoro e di Travaglio. Prima di tutto questo, era Travaglio colui che dispensava la verità dall’alto del suo scranno. Ma, Berlusconi, mostrando di riuscire a fare la stessa cosa, fece vedere a tutti di essere pure egli in grado di diventare un dispensatore di verità. Con lo stesso modus operandi di Travaglio, anch’egli era in grado di dire la sua. Proclamandosi a sua volta sacerdote dello studio televisivo, smontò lo schema consolidato, che vedeva Travaglio un gradino più in alto di tutti.


Le conseguenze

Molto probabilmente Berlusconi, con questa sortita, riuscì nell’impresa di non far vincere le elezioni politiche del 2013 a Bersani. La trasmissione di Santoro e di Travaglio era stata il cavallo di battaglia dell’antiberlusconismo. Per anni, Travaglio aveva proferito i suoi monologhi indisturbato. Adesso, però, anche Berlusconi aveva fatto lo stesso. Scacco matto. Come non pensare a Jean-Jacques Rousseau! Vince chi prevale nel contesto della massima tensione rivoluzionaria. E Berlusconi, quel confronto dialettico, lo aveva vinto.

Di lì a poco ci furono le elezioni politiche, con la coalizione di centro-destra che quasi pareggiò. Certamente, non vinse il centro-sinistra. Bersani non diventò Presidente del Consiglio. Si dimise dal ruolo di Segretario del Partito Democratico e, conseguentemente, la corrente più a sinistra del Partito Democratico si indebolì fatalmente. Berlusconi, con la sua campagna elettorale, non vinse ma riuscì a mettere fuori gioco gli esponenti del vecchio Partito Comunista Italiano. Successivamente, Matteo Renzi diventò il Segretario del Partito Democratico, e poi Presidente del Consiglio. Possiamo ipotizzare con forza che ciò non sarebbe accaduto con una netta vittoria di Bersani alle elezioni.


Perché ho votato per Berlusconi. I dieci minuti che cambiarono la storia italiana.
Fig. 3: Silvio Berlusconi. Secondo noi, in dieci minuti cambiò la storia italiana.



I dieci minuti che cambiarono la storia

Non ho ancora spiegato perché votai per Berlusconi a quelle elezioni. Avevo intenzione di votare per il Partito Democratico. Mi piaceva Bersani. Ma non resistetti al fascino del capolavoro dialettico inscenato da Berlusconi il 10 Gennaio del 2013 davanti a Santoro e a Travaglio. Decisi di premiare l’intelligenza e l’abilità retorica e comunicativa di Berlusconi. Penso continuamente che, se quella sera Berlusconi non fosse stato così tanto efficace, Pierluigi Bersani avrebbe sicuramente vinto le elezioni e avrebbe governato a lungo. Il futuro nel nostro paese sarebbe stato diverso, forse migliore, forse peggiore. Ma quei dieci minuti, quei dieci minuti dove Berlusconi capovolse le sorti della campagna elettorale, non li dimenticherò mai.


Dieci minuti. Solo dieci minuti e Berlusconi cambiò per sempre il destino del nostro paese.



12/09/2017


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